
Ogni
occasione è buona. In famiglia, con gli amici, allo stadio ma
anche in alta società, quella livornese (anche se non è
facile trovarla...) e tra gentlemen veri dove il termine è
accolto scherzosamente e con curiosità. Dè, con la e
“chiusa” e non aperta come erroneamente qualche nordico
ripete per scimmiottare il livornese verace. Dè, quello che
viene dal profondo e che ama accompagnarsi all'altra famosa
esclamazione, ovvero “boia”.
“Boia dè” è dunque il massimo, la
quintessenza della livornesità. Ma cosa vuol dire? Nessuno lo
sa. Ce lo siamo chiesti anche noi di Livorno Magazine e per trovare una
risposta e svelare, finalmente, l'arcano, siamo andati indietro nel
tempo.
Grazie all'Accademia della Crusca ed al Manzoni, ce l'abbiamo fatta. Ma
non è stato facile. Perchè prima abbiamo dovuto sfogliare
libri e reminiscenze di glottologia. Abbiamo scoperto che Livorno ha
ben poco di toscano, neanche la tipica “gorgia” della quale
i fiorentini vanno fieri: quella lettera “C” tanto
“strascicata” per la quale “casa” diventa
“'asa” con la “A” molto aspirata. Abbiamo
spulciato tra gli altri termini strani e ci siamo imbattuti in
paroloni tipo “gadollo” scoprendo che viene dal
“bagitto”, una parlata rudimentale come il vagito di un
neonato, ma in grado di far capire i membri della neonata
comunità israelitica di Livorno con tutti gli altri cittadini
che venivano ad abitare la città dal diciassettesimo secolo in
poi. .
“Dè, ma ci dici o no cosa significa il nostro
Dè?” Mi sembra proprio di sentirvi che a questo punto non
resistete più. Ebbene eccovi serviti. Dè non è
altro che la contrazione di madiè ovvero “mio Dio”.
Così come il milanese maidè, secondo l'Accademia della
Crusca è una particella usata dagli antichi, alla provenzale.
Sia a Milano che in Toscana era, come ci ricorda Alessandro Manzoni
nella sua “Storia della Colonna infame”, una delle tante
formule di giuramento “entrate per abuso nel discorso
ordinario”. La parola “boia” è venuta poi come
ulteriore rafforzativo ad una affermazione per la quale, col Dè
si dà una prova di giuramento. Il “Dè”ha
dunque un significato diverso da interiezioni che si trovano in molte
lingue ed in altre zone d'Italia. Ma non è una cosa strana che
sia entrato nel linguaggio comune, quasi ad indicare un intero popolo.
E' accaduto molte volte anche per le persone. Ad esempio, lo stesso
famosissimo Ernesto Guevara deve il suo soprannome al termine
“che”, aggettivo possessivo che in argentino antico
significa “mio”. Il braccio destro di Fidel Castro
intercalava costantemente i suoi discorsi con quella
parola.
.
Ah, a proposito di Boia, il compagno del nostro Dè. E' chiaro il
riferimento a quello che somministrava le pene capitali. Pene che
venivano inflitte dapprima in Fortezza Vecchia quindi nella zona
dell'attuale via De Larderel dove è stato di recente costruito
un grande complesso abitativo e commerciale. Lì c'era la
ghigliottina, importata con l'occupazione francese della città
e, poco distante, il cimitero dei “senzadio”, i
giustiziati.