Il 28 marzo 1577 con la posa della
prima pietra viene dato l’avvio alla costruzione delle mura
volute dai Medici per difendere il loro porto, quello di Livorno. Se
pur ambizioso il grande progetto di Bernardo Buontalenti viene portato
a termine anche se negli anni subisce diverse modifiche ed
aggiustamenti. Per avere un’idea di quello che viene realizzato
basta confrontare le due piante quella del progetto originario e quella
del 1610 che descrive con precisione militare la conforma- zione del
sistema fortificato tralasciando volutamente la presenza dei
fabbricati. E’ visibile in alto a sinistra l’ingombrante
mole della Fortezza Nuova quando ancora aveva la usa forma originaria
poi ridimensionata per far posto alla costruzione del quartiere della
Venezia Nuova. Sono altresì visibili in basso a sinistra della
Fortezza Vecchia la linea segmentata lasciata dalla presenza delle mura
del 400 mentre con un tratto più lieve sono segnati i
“cavalieri” in terra che delimitano il terrapieno dei tre
bastioni. La cosa Che però è più evidente è
la presenza del circuito del Fosso Reale che, partendo dal forte di
Porta Murata circuisce le fortificazioni fino a ritornare al
mare nei pressi della foce dell’antico canale dei
Navicelli, sotto la Fortezza Vecchia. Lo storico Santelli afferma nel
suo manoscritto che non è noto l’autore del disegno del
Fosso Reale anche se l’attribuzione è molto probabilmente
dovuta a uno dei contemporanei del Buontalenti come il Cantagallina o
il Cogorano.
Il progetto del Fosso Reale

Di
quest’ultimo si sa che nel 1601, dopo aver progettato la torre
del Fanale nel 1598, coordina lo scavo dei fossi in collaborazione con
Alessandro Pieroni. Il fosso a differenza del canale non è
un’opera realizzata per ragioni civili come le bonifiche ma
piuttosto è un’opera militare che viene realizzata come
facente parte del sistema difensivo, eredità del sistema di
difesa medioevale, in quanto ritenuto importante mezzo per ostacolare
l’avvicinamento delle truppe nemiche sotto le mura. Quello di
Livorno però si accomuna al canale in quanto nella sua
edificazione si adottano tecniche già usate per la
canalizzazione delle zone stagnanti. Il fosso non viene infatti quasi
per niente scavato ma nasce imbrigliando le acque già presenti e
creando degli argini e dei terra pieni con una forma determinata e
calcolata secondo i precetti della balistica. Per avere un’idea
di cosa sia stato il cantiere necessario alla costruzione del fosso
basta dire che alla metà del 1600 vi lavoravano tra schiavi e
contadini, fatti venire in questa città con le famose livornine,
oltre 6.000 persone e per capire di quanto fossero difficili le
condizioni di lavoro basta leggere quanto in quel periodo si scrive al
Granduca proprio in merito ai lavori: “A Livorno nei lavori ai
fossi si muore come mosche…”

Nel
1603 Vengono terminate le opere preliminari al Fosso Reale, vengono
demolite le palizzate di contenimento della Fortezza Vecchia e
all’Arsenale Mediceo (Forte di Porta Murata) e in questa maniera
l’acqua del mare penetra nel tracciato appena realizzato, andando
a mescolarsi con quella proveniente dai canali dell’entroterra
come il Riseccali, la Cigna ed il Navicelli. In questa maniera
l’acqua salata si confonde con quella dolce dando vita ad un
ambiente naturale che nella zona di Porta a Pisa è valutabile
essere prevalentemente di acqua dolce mentre nei canali della Venezia
Nuova realizzati dal Santi nel 1629 e nel 1635, l’acqua è
spesso salata. Nell’Ottocento il Fosso Reale viene ridimensionato
costruendo ai suoi fianchi grandi muraglioni che restringono
l’originaria ampiezza, portandola da 30 metri a circa 20 mentre
la profondità passa da 2 metri a 4,30. Tra il 1874 ed il 1880 il
Consiglio comunale per trovare una soluzione al fetore che viene dai
corsi d’acqua ormai trasformati in fogne a cielo aperto, decide
una generale ripulitura dei fondali (di cui solo una parte hanno la
foderatura in pietra, quello prospiciente alla Casina delle ostriche,
per garantire una maggiore pulizia ai mitili si era appunto pensato di
rivestire in pietra). Tra marzo e giugno di quell’anno vengono
raccolti ben 27mila metri cubi di melma e liquami e dall’indagine
svolta si accerta che le fabbriche più inquinanti presenti
allora in città sono due distillerie di acquavite, nove
fabbriche di canditi, una fabbrica di amido e tre birrerie. Con
l’avvento dei piani di risanamento tra le due guerre mondiali
s’incomincia a buttare nei fossi parte delle costruzioni
demolite.

Ma
quello che più impressiona è l’opera fatta dopo il
1945: gli apripista alleati gettano nel fosso insieme alle macerie non
solo degli ordigni bellici ma anche quello che restava di un caccia
inglese abbattuto dalla con-traerea che si trovava in Fortezza Nuova.
Il risultato è stato che la profondità del fosso,
nonostante le note operazioni di scavo fatte dalla draga da cui ha
avuto origine la ben nota vicenda delle “Teste di
Modigliani” continua ad essere scarsa, specie in vicinanza degli
approdi. C’è inoltre da tenere presente che non essendoci
quasi più apporti dai canali immissari il corso d’acqua
vive della scarsa comunicazione con il mare aperto. La sorte del Fosso
Reale potrebbe essere quella che sta avendo il canale dei Navicelli,
iniziato a scavare, con singolare idea in Venezia: rimanere a
secco.